Giuseppe Cascella Stampa E-mail


Appassionato dell'arte della pittura e del presepe, il maestro, ha realizzato nel 2003 un colossale presepe che misurava 6 metri di altezza e di 24 metri quadrati, con materiale in pietra, sughero, legno. Il maestro Giuseppe Cascella fa manifestazioni in tutta Italia senza scopo di lucro. Ha partecipato a varie manifestazioni nelle più importanti città italiane. In più, la sua pittura, unica nel suo genere, ha superato l'oceano sbarcando nell'altra parte del mondo con un successo unico. Chiunque può visitare le sue opere esposte nel suo sito personale.


Il Maestro Cascella, "il maestro salernitano del Presepio", e un uomo aperto, di grande spiritualità, in nessun modo dedito al business, ma tutto proiettato alla comunicazione su di un tema che egli sente dal dentro come una vocazione, la stessa che lo lega fortemente al santo di oggi, Padre Pio. Un uomo che ha il fuoco della fede dentro di se e che si prodiga con la semplicità canonica di chi sa costruire quasi dal nulla, che non dispera mai, che vede il bello ovunque. Il maestro Cascella nasce a Nocera Inferiore provincia di Salerno il 27/10/1955. Nel 1978 si sposa con Maria Somma, originaria di Lettere provincia di Napoli, con la quale mette al mondo tre figli (Antonio, Francesco ed Anna). Sin da piccolo ha coltivato la passione per il presepe e con amore e cura ha trascorso giorni e giorni vicino alla costruzione del presepe di casa. Questa passione continuo nel tempo, diventando arte e stile artistico. Ancora oggi, come da bambino, si ritrova a perdersi nel dolce incanto della natura montanara per trarre dalla realtà nuove idee scenografiche presepiali. Realizza i suoi capolavori con materiali naturali e li arricchisce con figure pastorali di tipica fattura artigianale napoletana. Tornando indietro nella storia, sembra che la sua famiglia abbia origini napoletane fin dal 638 e successivamente spostatasi a Sorrento. Di certo suo nonno ha origini Abruzzesi e da lui, il maestro Cascella apprende l'arte della pittura e del presepe.

CRITICA

Fra la copiosa stesura critica di Giuseppe Cascella, abbiamo scelto quelle dei seguenti autori:

Rosa Spinillo  (Criticod'Arte. Laureata All'Accademia Di Belle Arti di Napoli.)

Giuseppe Cascella tra ecclettismo e arte primordiale, pittore ecclettico, mescola elementi di opere d’arte classiche e moderne a pitture indiane, paesaggi brasiliani, illustrazioni botaniche. I suoi dipinti si ispirano alla Tapisserie di Bayeux, e tra i soldati della battaglia trovano posto scimmie cinesi medievali, squarci di paesaggi giapponesi, quadri di Matisse e via dicendo. Nel fare arte di Cascella c’è un tutto riconducibile a più stili e in questo risiede il suo orizzonte eclettico.
E’ anche un primitivo perché per lui tutto è Uno, uni-versale, riconducibile a un orizzonte cosmogonico, antiescatologico, presocratico, eracliteo. Noi cerchiamo un equilibrio che la cultura dell’estetismo ha avariato o rovinato addirittura. E più avanti, dopo aver redarguito pur grandissime figure dell’arte moderna come Klee, Kandiskij, Arp, Brancusi, Picasso per avere sparso dogmi stimolanti ma privi di contatto storico, Cascella con i suoi innumerevoli stili sembra voler dire: "Ora sarebbe arrivato il momento di lanciare questo grande ponte sul passato, che vuol dire sul futuro. Di sottrarre all’improvvisazione, all’enfasi e alla letteratura tutta quanta la produzione". Si tratta di operare, sulla scorta dei materiali salvati e paragonati ( il Cristo, il presepe, l’uomo, l’animale, la donna ) l’idea, la sostanza: la ragione della cultura figurativa, si tratta di recuperare l’evidenza e la continuità organica, biologica quasi, delle umane azioni necessarie, e umano e necessario s’intende tutto quel che ha radice e documento espresso sul terreno di tutti i popoli nel tempo e nell’unità strutturale delle varianti e dei paragoni.
Sollevare questo sistema come un contrappeso (o come uno specchio) al continuo scendere verso il basso che è proprio dei moti dell’intuizione, dell’evocazione spontanea, degli scatti personali, e dell’invadenza irrefrenabile delle rivelazioni letterarie facilmente solubili nell’orgia, nel delirio, nella vacanza.

E questo discorso si chiarifica nella visione di Cascella che rappresenta l’arte dell’uomo primordiale, senza filtri, genuina, quasi naif.

Giuseppe con la sua pennellata racconta l’animale poliedrico che l’uomo paleolitico esprime è un animale che egli, certamente, ha visto, e che, in apparenza celebra mimando, con l’ausilio delle memoria visiva, ma nell’atto di esprimerlo, l’uomo esegue se medesimo traendo fuori di sé l’animale, dopo averlo inghiottito. L’uomo ha dentro l’animale; se ne libera, per sacrificarlo e restituirlo alla vita, uccidendolo con il segno. Più che dire “l’uomo ha visto l’animale”, per l’uomo paleolitico si deve dire “l’uomo ha digerito l’animale”. Figurazione è delineazione del digerito. E rimane infine da rilevare che l’uomo paleolitico esprime anche l’animale che difficilmente può aver visto; e alcuni che, con certezza, non ha visto.
Dunque la tesi fondamentale è che l’arte nasce da un atto di digestione e deiezione, da un flusso desiderante di trasformazione, quasi biologico, interrotto solo nell’atto di creazione che è primordiale e in qualche modo letale, mortale, ma anche sorgivo.

Questo per certi versi ci fa pensare al gesto nella pittura di Cascella, alla pennellata mutevole, come mutevole è il suo stile.
Il processo di formazione espressiva dell’uomo primordiale è un continuo flusso, un processo inalterabile di integrazione simultanea: è incessante presa di possesso del mondo, posto dalla immaginazione come pura captatio.
Il segno è figura, la figura è atto, l’atto è unità, comunione, integrazione, generazione; l’unità è il divino, il divino è figura, la figura è segno. Così come azione e simbolo sono l’unica e medesima realtà. Giuseppe esegue se medesimo traendo fuori di sé l’artista, dopo averlo inghiottito.
Egli è un’artigiano che ha dentro di sè l’artista; se ne libera, per sacrificarlo e restituirlo alla vita, uccidendolo con il segno.

Più che dire “Cascella ha visto l’artista”, per Cascella si deve dire “Cascella ha digerito l’artista”. Poesia è delineazione del digerito. E rimane infine da rilevare che Giuseppe esprime anche l’artista che difficilmente può aver visto; e alcuni che, con certezza, non ha mai visto. Ma che centra questa intuizione che mi fa assimilare l’uomo paleolitico nell’atto della sua azione artistica primordiale con Cascella? e l’anti-Edipo citato all’inizio?
Questa dell’anti-Edipo è una questione che mi ha fatto pensare molto. Si può trovare una vicinanza fortissima di Cascella con l’anti-Edipo all’inizio descritto, mi sembra che comunque in lui sia rimasto un residuo di nostalgia dell’origine dell’Io, del primo Io primordiale, di un Io magico-religioso che in qualche modo mi fa pensare che in Giuseppe esiste ancora una legge, quella dell’artigiano che sa fare arte.

In questo magma c’è un solo nome, ed è il Suo, gli altri sono più o meno fittizi, come supporti. È la mens generale, il torbido totale, la febbre che scivola dentro, quello che lui fa quando dipinge o crea il presepe più bello del mondo.Nasce così la prima idea di significare, è certo uno degli atti più forti, un raptus…, oppure: ecco un’opera che poteva essere fatta soltanto oggi, ecco un’azione che poteva essere compiuta oggi soltanto. Ma io credo che bisogna scrivere, o dipingere, in pectore, in ore, in aenigmate, in symbolo, in speculo, in vacuo, le sole strade verso l’apertura, i soli strumenti di scandaglio, il primordiale Cascella quando dipinge non fa diversamente dal suo uomo paleolitico con gli animali disegnati sulle pareti della caverna che più su ho citato: basta sostituire all’uomo paleolitico il nome di Giuseppe e quello degli animali con le pitture, e dalla stessa frase di prima, sostituendo figurazione con poesia. Cascella con le sue opere multicolori, bellissime, variegate resta un eclettico, interessato a tutte le espressioni artistiche, ma questo non è un male, ma l’estrema capacità di orientare la sua intelligenza poliedrica verso nuove forme, stili, colori e culture diverse.

I soggetti raffigurati, concepiti in una delicata e singolare armonia, hanno ben evidenziato, il suo l'interesse per il naturalismo veristico della sua terra. In cerca di un linguaggio che rispondesse al "suo bisogno di autenticita' e di poesia", Cascella, si è "affacciato" nel mondo della pittura da autodidatta, nei suoi dipinti, eseguiti prevalentemente su tela, fa rivivere - rimanendo saldamente ancorata ad una raffigurazione semplice e spontanea, accenti più lirici che formali.

Ciò che colpisce in modo particolare delle opere di Giuseppe, è la semplicità; che diventa spesso "il mezzo preferenziale per una visione in cui le dominanti cromatiche hanno un effetto distintivo".
Quello però che più conta in tutto il suo lavoro, è proprio quella sua capacità, non ricercata ma quasi naturale, di raffigurare i soggetti da lui preferiti, in visione di sintesi e permeati a volte da un alone di reminiscenze impressioniste, "a specchio della sua anima". Poetici scorci polverosi, uno dei tanti interni con scaffali stracolmi di libri e riviste, sovrapposte in modo disordinato, fra brocche e terraglie sbrecciate, quadri, vasi con delicati fiori appassiti.
Il tono si fa intimo, si scopre un rapporto dinamico ed armonico fra le cose e con le cose, assente qualsiasi luce naturale, quasi che l'artista volesse dimostrare che stando dentro, in un luogo protetto, è possibile pensare, dipingere, vivere meglio. Umori, meraviglie, abbandoni, ironie.
La tavolozza si scurisce in toni brumosi, accordi di marroni e neri strapazzati, richiami stilistici al ‘600 con Frans Hals, bianchi opacizzati, grigi-argento firmano il rapporto dell'uomo con l'ambiente, le cose scelte o che ti scelgono, il gusto per le anticaglie, per gli oggetti dei rigattieri, le stoffe stinte,le poltrone azzoppate. Immagini che trasudano magia ed evocazione, il vissuto della propria storia, delle radici in cui l'uomo si rifugia e si difende dal mondo.

Il suo studio, la sua tana, si trasforma in una sorta di caldo grembo materno dove gli oggetti “vissuti” parlano un colorato lessico familiare. Appare come un impulso "genetico", una piega dell'interiorità che si volge con pienezza verso i territori della pittura. La maniera di Cascella indugia con totale frenesia dentro le cose della pittura come se questa materia espressiva fosse una lingua speciale imparata per dare libero sfogo all’ immaginazione.
Carattere e spregiudicatezza dei gesti che, esercitati con il pennello, si perpetuano inesorabilmente da molti anni in questo artista colmo di un "furor" magnetico e folgorante. Squarci della memoria che offrono visioni di nostalgia montana, dove gli abitanti di questa vita si realizzano attraversando la natura e il tempo che pare si sia fermato.
Gesti canonici della pittura che assommandosi producono immagini dal gusto robusto, che riportano il pregio e la volontà dell'arte ancora pervasa di quell'aura che proviene dai primordi.

 Segnalazioni di panorami verdeggianti, carichi di intenzioni cromatiche manifestamente pure, timbri intensamente lasciati nella loro esistenza senza compromesso alcuno.
Colori che sembrano fuggiti da una qualche prigione psicologica e che vagano nella loro pulsione, che sembrano esplodere in un orda di ritmo e di felicità.
Un cuore che rimbomba sta dietro le quinte di questa pittura viscerale, di questa celebrazione sincera, di questo impianto che lavora variamente sopra nostalgie visive dei territori alpini, si condensa in simbologie intese come dialogo perenne fra Uomo e Natura.
Passione per il "classico" che si esplica in "naturalismo vorticoso", magma della vita che emerge fra le stesure screziate di segni spiraliformi, intrecci di linee brillanti e di stratagemmi per raggiungere il profondo dell'anima.

Eccola, l'opera ultima che contraddistingue il percorso tradizionale eppure carico di significati ed affetti di Giuseppe Cascella. E siamo in un paesaggio immaginario dove non viene indicata nessuna presenza umana, dove le cose ancora accadono per il volere di un energia profonda che è quella che fa girare il mondo.

Suggestioni fresche di chiara matrice naif, sogni e reminiscenze dell'afflato romantico che attraversò anche l'animo di Vincent Van Gogh, di Antonio Ligabue, ardore e volontà di esserci cercando di distogliersi dal vuoto dell'esistenza, abbandonando le terre del nero per sporgersi sopra i terrazzi pensili dell'arte del colore, quella che venne perseguita in forma di "macchia" da tutti i grandi autori del passato. Cascella, incurante delle leggi e degli accordi che spesso si insinuano pericolòsi nel mondo della comunicazione sensibile, ancora una volta si rivolge, o meglio, viene chiamato come fosse un “ Profeta” dalla sua autentica passione: "la Pittura".

Rosa Spinillo

 Alberto Presutti

Il tuo sapere è antico, familiare, tradizionale, il tuo occhio più levigato del chiarore del cielo, le tue mani energia pura del volere, la tua Arte fatica e sogno, desiderio e vita, Tu che percepisci il dettaglio e ne fai creazione artistica di valore. Ma anche tanta semplicità nel dare, la felicità altrui è la tua che doni coi tuoi pezzi artigianali un alito di bellezza a una stagione fredda come il nostro tempo.

Alberto Presutti

San Juan de la Cruz Romances (fragmento)
 
Estimado Giuseppe: Agradezco mucho sus comentarios respecto a mi pintura religiosa. He visitado con mucho gusto, su sitio de internet, y su trabajo me parece admirable y con una calidad artística extraordinaria. Me siento muy contenta de ver que existen en el mundo moderno, personas con tan grande espiritualidad. Lo felicito de todo corazón y le deseo que siga alabando a Dios en el pesebre y con ello, inspirando a otros en esta devoción. Reciba un cordial saludo y permítame compartir con usted éste fragmento de San Juan de la Cruz relativo a la Natividad. Angélica Del Nacimiento. Ya que era llegado el tiempo en que de nacer había, así como desposado de su tálamo salía abrazado con su esposa, que en sus brazos la traía, al cual la graciosa Madre en un pesebre ponía, entre unos animales que a la sazón allí había. Los hombres decían cantares, los ángeles melodía, festejando el desposorio que entre tales dos había. Pero Dios en el pesebre allí lloraba y gemía, que eran joyas que la esposa al desposorio traía. Y la Madre estaba en pasmo de que tal trueque veía: el llanto del hombre en Dios, y en el hombre la alegría, lo cual del uno y del otro tan ajeno ser solía.

San Juan de la Cruz
 

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"QUELLE PITTURE NEORUPESTRI DI ANDREA BENETTI"

In data 18 agosto 2010 su "LA REPUBBLICA" (Bologna) "Societa, spettacoli, cultura e arte"  hanno dedicato la rubrica "Il personaggio" (a pag. IX), ad Andrea Benetti con un articolo, a firma Paola Naldi. Per chi l'avesse perso e fosse interessato a leggerlo segnalo il link qui sotto per scaricare il pdf

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Marco Ambrosini
Puo realizzare riproduzioni fedeli di quadri d' autore o affreschi di tutte le dimensioni, oppure inserire in un unica tela o affresco più personaggi od oggetti di uno stesso autore creando una situazione o uno sfondo che li leghi, dando così l' impressione che l' opera tutta sia stata progettata dall'autore stesso. Lo sfondo potrà eventualmente essere anche la riproduzione, stilisticamente adeguata, dell'ambiente che ospiterà il quadro.

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